Perché corriamo su 35mm di schiuma? La storia segreta delle scarpe 'Max'
- Feel like Unicorn Team
- 6 giorni fa
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Conosci la storia delle scarpe massimaliste che dominano i sentieri oggi? Sono i giganti della famiglia “Max”: modelli come la La Sportiva Prodigio Max, le ASICS Trabuco Max, o le leggendarie Mafate di Hoka.
Oggi queste calzature, con uno "stack height" (altezza della suola) che oscilla tra i 30 e i 35 mm, sono lo standard per le lunghe distanze. Ma non è sempre stato così.
Il dogma del minimalismo
Agli albori del trail moderno, era impensabile creare maxi-suole senza ottenere una scarpa pesante come un'incudine. Si preferivano pittosto suole “cattive”, con molto grip e intersuole sottili (12-15 mm). Era il periodo in cui, grazie a libri cult come “Born to Run”, spopolava il minimalismo: si correva con le FiveFingers di Vibram o addirittura con i sandali artigianali ispirati ai Tarahumara, convinti che l'ammortizzazione fosse un filtro, il nemico della tecnica e della salute del piede.

La svolta avviene poco dopo il 2010. Due ex dirigenti di Salomon uniscono le forze per portare avanti un'innovazione radicale: una scarpa che restituisse al runner la sensazione di "correre su una nuvola", che non spaccasse le gambe in discesa e nelle ultra-distanze.
Per fare questo, presero un materiale chiamato EVA (Etilene Vinile Acetato) — già noto in ambiti come quello dei giocattoli o dei plantari — e, attraverso un processo di stampo ad alta temperatura, crearono una suola enorme e leggera. Battezzarono il materiale CMEVA, fondarono HOKA (parola maori che significa “volare sopra la terra”) e lanciarono la Mafate, dotata di uno stack fantascientifico di 40 mm. Nonostante lo scetticismo iniziale e il soprannome di "scarpa da clown", il terzo posto di Nicolas Mermoud all'UTMB dello stesso anno generò un fenomeno di massa istantaneo.
La sfida dei primi inseguitori: New Balance e Altra
Il monopolio di Hoka iniziò a essere scalfito attorno al 2015, quando altri marchi approcciarono il massimalismo da angolazioni diverse:
New Balance e l'Ammortizzazione Geometrica: Con la tecnologia Fresh Foam, New Balance cercò di sfidare Hoka attraverso l'ingegneria. Non padroneggiando ancora le tecniche di stampo del CMEVA, si affidò a un design fatto di esagoni concavi e convessi che dovevano gestire l'impatto meccanicamente. Fu un tentativo coraggioso, anche se i primi modelli faticarono a trovare il perfetto equilibrio tra altezza e stabilità.
Altra e la Rivoluzione dello Zero Drop: Quasi contemporaneamente, Altra propose una visione ancora più radicale con la Olympus. Il brand decise di unire l'intersuola "cicciona" a una base completamente piatta (Zero Drop) e una pianta larghissima. L'idea era offrire la massima ammortizzazione possibile senza alterare l'assetto naturale del piede, garantendo una stabilità che le prime Hoka ancora non avevano.
Il laboratorio di Kobe: Il contrattacco tecnologico
Nonostante queste prime incursioni dei competitor, Hoka ha continuato a dominare il mercato come leader incontrastato delle "Max" fino al 2020, consolidando la sua fama e diventando quasi un sinonimo del termine "Ultra Trail".

Tuttavia, proprio nel 2020, ASICS ha imposto un'innovazione radicale attraverso il suo centro ricerche di Kobe, in Giappone. ASICS ha spostato l'orizzonte: dall'ammortizzazione pura al ritorno di energia. I ricercatori giapponesi hanno pressato i polimeri con nanofibre di cellulosa, creando un vero e proprio accumulatore cinetico: il FlyteFoam Blast (FF BLAST). Immagina miliardi di micro-molle organiche che, una volta compresse, tornano alla forma originale con una velocità superiore del 20-30% rispetto all'EVA tradizionale. La scarpa non si limita più a "salvarti" le ginocchia; essa immagazzina l’energia nell'appoggio e la restituisce nello stacco, riducendo il lavoro di polpacci e tendini.
Il panorama attuale: Una diversità senza precedenti
Oggi lo scenario è profondamente cambiato: i grandi marchi si sono finalmente allineati alla filosofia delle "Maxi" e il mercato offre una diversità di scarpe massimaliste mai vista prima. Non esiste più un unico modo di intendere il volume; ogni brand ha declinato l'altezza della suola secondo la propria identità tecnica:
Risposta Biomeccanica (Il ritorno di energia): Rappresentata dal FF BLAST di ASICS o dall'XFlow di La Sportiva Prodigio Max. Qui l'obiettivo è l'efficienza: la schiuma lavora insieme al piede per rendere la corsa fluida e reattiva nonostante lo spessore.

Prodigio Max Risposta Meccanica (La Propulsione): Come il sistema PWRRUN di Saucony, studiato per dare una risposta più nervosa e rapida, trasformando la scarpa in una molla per la velocità.

Saucony Xudus Ultra Isolamento Totale (Il Galleggiamento): Il regno di Hoka, che rimane fedele al suo concetto originario di filtro assoluto contro il terreno per garantire il massimo galleggiamento possibile.

Hoka Mafate 5
Conclusione
La rivoluzione iniziata con le Mafate si è compiuta. Il massimalismo è diventato l’armatura di una nuova generazione di runner che ha capito che, per toccare il cielo in cima a una vetta, a volte serve avere un po' di nuvola sotto i piedi. Non si corre più per "sentire" il dolore del sentiero, ma per trasformare quel sentiero in una pista infinita verso l'orizzonte.



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