L’influenza della psicologia nelle performance nel Trail running
- Feel like Unicorn Team
- 29 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Di Mirko Mangione
Molte volte, o quasi sempre, indossiamo maglietta e pantaloncini (e ovviamente l’immancabile Garmin) usciamo di casa e cominciamo a correre. Non importa cosa succede ma durante la settimana ci diamo come obbiettivi quelle uscite (almeno io) che imponiamo a noi stessi.
E così con periodi come questi che mi ritrovo, stanco e affaticato, seguendo allenamenti che non sembrano neanche tali ma solo passeggiate.
Riflettendoci bene (lo so può sembrar scontato ma per me non lo era) ho scoperto quanto influisce veramente la psicologia nella corsa così come in qualsiasi altro sport.
E se dessimo troppo per scontato questo fattore?
E se invece di basarci solo su HRV e altri elementi concentrassimo parte di quello che facciamo sul nostro benessere mentale?

Non sempre può essere possibile lo riconosco, possono accadere cose che non dipendono da noi ma che ci influenzano (in modo positivo o negativo).
Portando un esempio personale mi è capitato di fare gli stessi percorsi (a distanza di un anno) con tempi diversi, peggiorando la seconda volta nonostante un allenamento maggiore sulle gambe.
Quando affrontiamo una lunga distanza o un sentiero tecnico dovremmo sapere che il motore principale, talvolta trascurato, portatore del successo di una prestazione è la mente.
Non un semplice "accessorio" dell'allenamento fisico ma il fattore determinante che può trasformare una buona gara (o un allenamento) in un'esperienza trascendentale o, al contrario, in un incubo.
La connessione mente-corpo è fondamentale per le nostre performance, infatti nel trail running, il terreno cambia costantemente.
Radici, sassi, salite ripide e discese tecniche ci richiedono un livello alto di attenzione, soprattutto nelle gare dove spingiamo di più e cerchiamo di superare noi stessi per superare gli altri (la ripetizione qui è voluta n.d.r.).
Quando la mente è perfettamente sincronizzata con il gesto atletico, si entra in quello che gli psicologi dello sport chiamano "Stato di Flow".

In questo stato, la fatica percepita diminuisce, il tempo sembra scorrere diversamente e ogni passo diventa fluido. Non si sta più "pensando" a dove mettere i piedi; il corpo lo sa già, guidato da una mente sgombra da ansie e distrazioni. Allenare questa connessione significa imparare ad ascoltare i segnali del corpo (respiro, tensione muscolare) e rispondere in tempo reale, senza giudizio.
Un altro punto di fondamentale importanza è la gestione dello stress e resilienza.
La corsa di resistenza è, per natura, stressante per l'organismo. Ma è la risposta psicologica a questo stress a fare la differenza.
Ritornando alle gare ad esempio (il mio gruppo FLU son sicuro che
mi perdonerà questa fissa per le competizioni), è normalissimo avere la cosiddetta ansia da pre-gara, sia per i professionisti sia per i principianti, come il sottoscritto.
Un po' di adrenalina aiuta, ma troppa ansia consuma energie preziose prima ancora di partire, un po’ come quando partiamo a “razzo” senza fare “economia energetica” ritrovandoci a metà gara già cotti!
Per questo, tecniche di respirazione e routine pre-gara consolidate aiutano a calibrare questo livello di attivazione.
Ma c’è un altro demone che accompagna il corridore nelle sue avventure agonistiche, il cosiddetto "Muro" mentale in cui le gambe urlano di fermarsi, e la mente decide se ascoltarle o negoziare. La resilienza psicologica si allena proprio come un muscolo: imparando a gestire il dialogo interiore negativo ("Non ce la faccio più") e trasformandolo in istruzioni positive e focalizzate ("Rilassa le spalle, accorcia il passo, respira").
Come la benzina fa muovere i pistoni di un motore, la motivazione è il carburante del runner, ma va saputa gestire, magari sotto la guida di un coach.

Come sottolineavo all’inizio, spesso si corre per obiettivi esterni (il tempo, la medaglia), ma nel trail running la motivazione intrinseca (il contatto con la natura, la sfida con se stessi) tende a essere più potente sul lungo periodo.
Una tecnica molto efficace usata dagli atleti d'élite è la visualizzazione. Prima della gara o dell'allenamento, immaginare vividamente di superare un passaggio difficile o di tagliare il traguardo con il sorriso prepara il cervello a replicare quell'azione nella realtà. Se la mente lo ha già "visto", il corpo lo eseguirà con maggiore sicurezza.
Il vero segreto per migliorare nel running non sta solo nel fare più chilometri, ma nel correre con maggiore consapevolezza. La prossima volta che allacciamo le scarpe, ricordiamoci che non stiamo portando a spasso solo il corpo, ma stiamo allenando anche la mente. E spesso, è proprio quella a portarti fin sulla vetta!
Perché per quanto mi riguarda correre sul crinale di una montagna mi libera la mente da ogni pensiero negativo e mi connette con l’ambiente circostante!



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